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Segnalato da: laRepubblica, IlGiornale, Salute33, ForumSalute.it
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Calcificazione dell'anca: sintomi, cause e possibili rimedi


La calcificazione dell’anca è la formazione di un deposito calcifico nei tendini o nei tessuti molli vicini all’articolazione. Può essere scoperta per caso durante una radiografia oppure causare dolore, rigidità e difficoltà nei movimenti.


Il termine viene utilizzato per indicare condizioni differenti. In alcuni casi il deposito interessa i tendini che si inseriscono sul grande trocantere; in altri si forma vero tessuto osseo dopo un trauma o un intervento chirurgico. Per scegliere il trattamento è quindi necessario stabilire sede e tipologia di calcificazione.


In breve:


  • Le calcificazioni possono interessare tendini, inserzioni tendinee e tessuti periarticolari;
  • Il dolore compare spesso nella parte laterale dell’anca, ma può estendersi al gluteo o all’inguine;
  • Alcune calcificazioni non provocano sintomi e vengono scoperte durante un esame eseguito per altri motivi;
  • La diagnosi parte generalmente dalla visita e dalla radiografia;
  • La cura dipende dalla causa, dalla sede del deposito e dall’intensità dei disturbi;
  • La rimozione chirurgica viene presa in considerazione solo in casi specifici.


Cos’è la calcificazione dell’anca?


La calcificazione dell’anca consiste nella deposizione di sali di calcio, spesso sotto forma di cristalli di idrossiapatite, all’interno di un tendine o nei tessuti molli che circondano l’articolazione.


Una delle sedi più frequentemente oggetto di calcificazione è la zona del grande trocantere, la sporgenza ossea situata nella parte superiore e laterale del femore. Qui, infatti, si inseriscono tendini che svolgono un ruolo importante ai fini della stabilità dell’anca, come quelli del gluteo medio e del gluteo minimo.


Una serie clinica pubblicata sull’American Journal of Sports Medicine, rivista scientifica internazionale dedicata alla medicina dello sport e all’ortopedia, ha esaminato 30 anche con tendinite calcifica acuta. Il tendine del gluteo medio è risultato la sede più frequente dei depositi.


Quali tipi di calcificazione possono interessare l’anca?


Tipo di calcificazioneDove si forma
Calcificazione tendineaAll'interno di un tendine, spesso quello del gluteo medio o del gluteo minimo
Calcificazione entesopaticaNel punto in cui un tendine o un legamento si inserisce sull'osso
Calcificazione periarticolareNei tessuti molli che circondano l'articolazione
Ossificazione eterotopicaNei muscoli o nei tessuti molli, soprattutto dopo un trauma o un intervento
OsteofitaSul margine dell'articolazione, come conseguenza dell'artrosi


Calcificazione tendinea, ossificazione eterotopica e osteofita non sono sinonimi. Nel primo caso si depositano cristalli di calcio in un tendine; nel secondo si forma tessuto osseo fuori dallo scheletro; nel terzo, invece, si verifica una crescita ossea associata alla degenerazione articolare. Grazie alla radiografia e agli eventuali esami di approfondimento è possibile distinguere queste condizioni.


calcificazione dell'anca


Quali sono le cause della calcificazione dell’anca?


Le cause della calcificazione dell’anca non sono ancora del tutto note. La formazione dei depositi non dipende necessariamente dall’usura del tendine e non può essere ricondotta a un unico fattore.


Le ipotesi più accreditate chiamano in causa una risposta anomala delle cellule tendinee. In determinate condizioni, queste cellule possono modificarsi e creare un ambiente favorevole alla deposizione di cristalli di calcio. Tra i possibili fattori coinvolti rientrano:


  • Carichi non adeguati alle capacità del tendine;
  • Piccoli traumi che si ripetono nel tempo;
  • Minore apporto di ossigeno ai tessuti;
  • Alterazioni dei processi di riparazione del tendine;
  • Infiammazione e stress metabolico locale;
  • Precedenti traumi o interventi chirurgici, soprattutto nel caso delle ossificazioni eterotopiche.


Quali sintomi provoca?


La calcificazione dell’anca potrebbe non causare alcun disturbo. Spesso, infatti, viene scoperta durante una radiografia eseguita per altre ragioni. Quando diventa sintomatica, il dolore varia in base alla sede del deposito e alla fase della condizione. I sintomi più comuni comprendono:


  • Dolore nella parte laterale dell’anca, vicino al grande trocantere;
  • Dolore all’inguine, al gluteo o alla parte superiore della coscia;
  • Fastidio quando si cammina o si salgono le scale;
  • Dolore quando ci si sdraia sul fianco interessato;
  • Rigidità dell’anca;
  • Difficoltà ad alzarsi da una sedia o a mantenere a lungo la posizione eretta;
  • Zoppia o necessità di limitare il carico sulla gamba.


Il dolore può comparire gradualmente o in modo improvviso. La sua intensità, però, non dipende sempre dalle dimensioni della calcificazione. I sintomi potrebbero essere più forti durante la fase in cui l’organismo tenta di riassorbire il deposito. La reazione infiammatoria, infatti, causa un aumento della pressione nel tendine nonché l'irritazione dei tessuti circostanti. Una calcificazione più grande, invece, se non provoca infiammazione, potrebbe anche rimanere asintomatica.


È consigliabile rivolgersi a un ortopedico dell'anca quando il dolore:


  • Dura per diversi giorni o tende a peggiorare;
  • Limita il cammino, il sonno o le attività quotidiane;
  • Compare dopo una caduta, un trauma o un intervento all’anca;
  • Si associa a una progressiva perdita di mobilità;
  • Non migliora riducendo temporaneamente le attività dolorose.


Dolore improvviso molto intenso, febbre, gonfiore, arrossamento o impossibilità di appoggiare la gamba richiedono, al contrario, una valutazione medica tempestiva. Tali sintomi non indicano necessariamente una calcificazione e potrebbero comparire anche in caso di frattura, infezione o altre condizioni.


Come si diagnostica?


La diagnosi parte dalla visita medica. Lo specialista ricostruisce l’inizio e l’andamento dei sintomi, valuta eventuali traumi o interventi precedenti e verifica quali movimenti favoriscono la comparsa del dolore. Durante l’esame obiettivo, lo specialista può:


  • Individuare la zona dolorosa;
  • Controllare la mobilità dell’anca;
  • Valutare la forza dei muscoli glutei;
  • Osservare il modo in cui il paziente cammina;
  • Escludere che il dolore provenga dalla colonna vertebrale, dal ginocchio o da altre strutture vicine.


Gli esami maggiormente utilizzati per la diagnosi della calcificazione sono:


  • Radiografia: rappresenta generalmente il primo esame e permette di riconoscere sede, dimensioni e forma del deposito;
  • Ecografia: studia tendini, borse e tessuti molli. Può mostrare anche l’infiammazione circostante e guidare eventuali infiltrazioni o procedure percutanee;
  • Risonanza magnetica: aiuta a valutare il tendine, l’edema e le altre possibili cause di dolore. Può essere richiesta quando la radiografia non chiarisce i sintomi;
  • TAC: definisce con maggiore precisione posizione ed estensione della calcificazione o dell’ossificazione eterotopica. Può essere utile prima di un eventuale intervento;
  • Esami del sangue: potrebbero essere utili quando il medico deve escludere un’infezione, una malattia infiammatoria o un’alterazione del metabolismo del calcio.


Una revisione pubblicata su Pain Research and Management spiega che radiografia e TAC mostrano generalmente depositi calcifici vicino all’inserzione dei tendini. La risonanza magnetica evidenzia soprattutto l’infiammazione e l’edema dei tessuti circostanti, i quali in alcuni casi potrebbero apparire molto estesi rispetto alle dimensioni della calcificazione.


Come si cura la calcificazione dell’anca?


La cura dipende dalla sede del deposito, dall’intensità del dolore e dalla presenza di infiammazione. Una calcificazione scoperta casualmente e priva di sintomi, in genere, non richiede un trattamento specifico ma può essere controllata nel tempo su indicazione del medico.


Quando la calcificazione provoca dolore, si procede solitamente per gradi. L’obiettivo iniziale è ridurre i sintomi e recuperare la mobilità senza ricorrere subito a procedure invasive. Il primo approccio potrebbe comprendere:


  • Temporanea riduzione delle attività che aumentano il dolore;
  • Applicazione di ghiaccio quando il dolore è particolarmente intenso;
  • Farmaci analgesici o antinfiammatori prescritti dal medico;
  • Fisioterapia per mantenere la mobilità e recuperare progressivamente forza e stabilità;
  • Modifica dei carichi sportivi o lavorativi che sollecitano il tendine.


La fisioterapia non deve concentrarsi soltanto sulla zona della calcificazione. Il programma può coinvolgere anche muscoli glutei, bacino, colonna lombare e modalità di appoggio durante il cammino.


Se il dolore persiste, lo specialista può valutare trattamenti leggermente più invasivi come:


  • Onde d’urto, per stimolare una risposta biologica nel tendine e favorire il controllo del dolore;
  • Infiltrazione ecoguidata, eseguita in prossimità del deposito o della borsa infiammata;
  • Needling o lavaggio percutaneo, che utilizza uno o più aghi per raggiungere la calcificazione sotto controllo ecografico.


TrattamentoQuando può essere valutato
Controllo nel tempoCalcificazione occasionale asintomatica
Farmaci e fisioterapiaDolore lieve o moderato, con limitazione dei movimenti
Onde d'urtoSintomi persistenti dopo il primo trattamento
Infiltrazione ecoguidataInfiammazione e dolore che non migliorano
Needing o lavaggioDeposito raggiungibile e sintomatico
Rimozione chirurgicaDolore grave e persistente, non controllato con le altre terapie


Una recente esperienza clinica mostra come le onde d’urto possano essere valutate anche per alcune calcificazioni dell’anca. Nel settembre 2026, tre specialisti della Mayo Clinic, centro medico universitario statunitense, hanno descritto su BMJ Case Reports il caso di un uomo con dolore improvviso al gluteo e alla parte posteriore della coscia. Gli esami avevano individuato una calcificazione nell’inserzione del tendine del grande gluteo sul femore.


Il paziente non poteva assumere farmaci antinfiammatori e non era un buon candidato per le procedure con ago. I medici hanno quindi eseguito cinque sedute di onde d’urto focali, una alla settimana. Al termine del trattamento il dolore e la funzionalità erano migliorati; un esame di controllo effettuato un mese dopo ha mostrato la scomparsa del deposito calcifico.


Si tratta dell’esperienza di un solo paziente, non sufficiente a dimostrare che le onde d’urto producano lo stesso risultato in tutti i casi. Il contributo è comunque interessante perché riguarda una calcificazione tendinea dell’anca, condizione per la quale non esistono ad oggi molti studi.


Quali esercizi fare?


In caso di dolore acuto non è utile forzare il tendine con allenamenti intensi o movimenti che riproducono chiaramente i sintomi. Nella fase più dolorosa si possono valutare, con l’aiuto di un fisioterapista:


  • Movimenti lenti dell’anca entro un intervallo non doloroso;
  • Brevi camminate su terreno pianeggiante;
  • Contrazioni isometriche dei muscoli glutei, senza muovere l’articolazione;
  • Esercizi delicati per bacino, ginocchio e caviglia;
  • Frequenti cambi di posizione, evitando di rimanere a lungo sul fianco dolente.


Quando il dolore diminuisce, è possibile introdurre gradualmente:


  • Ponte per il rinforzo dei glutei;
  • Apertura laterale del ginocchio in posizione sdraiata;
  • Sollevamento controllato della gamba;
  • Esercizi di equilibrio e stabilità del bacino;
  • Passi laterali, inizialmente senza elastico;
  • Cyclette con resistenza ridotta, se ben tollerata.


Camminare può fare bene, purché non provochi un significativo aumento del dolore o della zoppia. È preferibile iniziare con tragitti brevi e pianeggianti, per poi aumentare gradualmente la distanza. Se il dolore cresce durante la passeggiata o si intensifica nelle ore successive, può essere necessario ridurre temporaneamente durata e velocità della camminata.


Non esiste, in ogni caso, una sequenza di esercizi adatta a tutti. Fattori come sede del deposito, fase infiammatoria, presenza di una protesi e altre condizioni dell’anca devono essere attentamente valutati prima di impostare il programma riabilitativo.


Quando è necessario rimuovere la calcificazione?


Lo specialista può valutare la rimozione della calcificazione in presenza di:


  • Dolore intenso che si protrae da diversi mesi;
  • Notevole limitazione dei movimenti;
  • Difficoltà nel cammino o nelle attività quotidiane;
  • Deposito di grandi dimensioni e ben definito;
  • Sintomi che ricompaiono nonostante le terapie;
  • Calcificazione che irrita in modo continuo un tendine o una borsa;
  • Mancata risposta a farmaci, fisioterapia e trattamenti ecoguidati.


Nello studio pubblicato sull’American Journal of Sports Medicine, soltanto 4 delle 30 anche esaminate furono sottoposte ad asportazione artroscopica. I pazienti operati presentavano dolore grave da oltre tre mesi e calcificazioni solide di grandi dimensioni. Dopo l’intervento, tutti e quattro hanno dichiarato, in occasione della visita di controllo effettuata a distanza di tre mesi, di non avere più dolore.


La rimozione può essere effettuata mediante artroscopia o endoscopia. La tecnica dipende dalla posizione della calcificazione e dal tendine interessato. Durante la procedura il chirurgo individua il deposito, lo rimuove e valuta le condizioni del tessuto circostante.


Prima di proporre l’intervento, lo specialista deve verificare che il dolore provenga realmente dalla calcificazione. La contemporanea presenza di artrosi, borsite, lesioni tendinee o disturbi della colonna potrebbe infatti spiegare almeno una parte dei sintomi.


Calcificazioni dopo una protesi d’anca: cosa sono?


Dopo una protesi d’anca può svilupparsi un’ossificazione eterotopica, cioè la formazione di tessuto osseo nei muscoli e negli altri tessuti molli vicini all’articolazione. Non si tratta di un accumulo di calcio sulla protesi né tantomeno di un segnale che indica che l’organismo stia rigettando l’impianto.


Le ossificazioni compaiono generalmente nei mesi successivi all’intervento. Nella maggior parte dei casi sono piccole e non provocano disturbi; quando diventano più estese possono causare:


  • Dolore all’anca o alla zona lombare;
  • Rigidità progressiva;
  • Riduzione della capacità di flettere o ruotare l’anca;
  • Difficoltà nel cammino, nel vestirsi o nell’alzarsi;
  • Zoppia e perdita di autonomia nei casi più gravi.


L’American Academy of Orthopaedic Surgeons, la principale associazione statunitense di specialisti dell’apparato muscolo-scheletrico, riferisce che i due accessi chirurgici più comuni per la protesi d’anca sono associati a percentuali radiografiche di ossificazione eterotopica comprese tra il 22% e il 42%. Molti di questi casi appartengono però alle classi meno gravi e non causano sintomi.


Il rischio può aumentare in presenza di precedenti ossificazioni, traumi o interventi sulla stessa anca, tempi chirurgici prolungati e altri fattori individuali. Nei pazienti considerati ad alto rischio, il medico può valutare un percorso di prevenzione con farmaci antinfiammatori o una singola dose di radioterapia prima o subito dopo l’intervento.


Se l’ossificazione limita gravemente i movimenti, il chirurgo può prendere in considerazione la rimozione. La decisione dipende dall’estensione del tessuto osseo, dai sintomi e dal suo grado di maturazione.


Di notevole interesse è una testimonianza pubblicata dall’Hospital for Special Surgery, ospedale statunitense specializzato in ortopedia, che racconta l’esperienza di Philip Picott. Nel 2008 il paziente si sottopose a un intervento di rivestimento dell’anca, ma nei mesi successivi continuò ad avvertire dolore e rigidità.


Gli accertamenti mostrarono una consistente formazione di tessuto osseo attorno all’anca operata. Nel 2012 il chirurgo rimosse l’ossificazione preservando l’impianto già presente; il trattamento fu seguito da radioterapia per ridurre il rischio di recidiva. Picott ha riassunto così la sua esperienza: «Diversi mesi dopo l’intervento continuavo ad avvertire dolore e rigidità. […] Ora posso svolgere attività fisiche senza dolore o limitazioni».


Questa storia mostra che dolore e rigidità che persistono dopo la chirurgia non vanno sottovalutati. È importante, però, specificare che quello di Philip rappresenta un caso eccezionale, non l’evoluzione delle ossificazioni che generalmente si osservano dopo una protesi d’anca.


Domande frequenti


Come prenotare un consulto?


È possibile rivolgersi al medico di base oppure prenotare direttamente una visita con un ortopedico esperto nelle patologie dell’anca. Attraverso il portale di prenotazioni mediche online EccellenzaMedica.it è possibile individuare specialisti e centri selezionati nelle principali città italiane, confrontare le disponibilità e richiedere una visita ortopedica.


La calcificazione dell’anca è un tumore?


Nella maggior parte dei casi, no. Alcune calcificazioni, però, potrebbero avere un aspetto insolito o provocare reazioni nell’osso e nei tessuti circostanti. In queste situazioni il medico può richiedere una TAC o una risonanza magnetica per distinguerle da infezioni e altre lesioni.


Calcificazione dell’anca e coxartrosi sono la stessa cosa?


No. La calcificazione tendinea consiste nella formazione di un deposito all’interno di un tendine o vicino alla sua inserzione sull’osso. La coxartrosi è invece una malattia degenerativa che danneggia progressivamente la cartilagine dell’articolazione.


Le calcificazioni dell’anca possono riassorbirsi?


Sì, alcune calcificazioni tendinee possono ridursi o scomparire spontaneamente. Il riassorbimento è un processo biologico durante il quale l’organismo frammenta gradualmente il deposito. Proprio questa fase può provocare un aumento temporaneo dell’infiammazione e del dolore.


Quanto dura una calcificazione dell’anca?


Non esiste una durata uguale per tutti. Una fase infiammatoria acuta può migliorare in alcuni giorni o settimane, mentre una calcificazione associata a dolore cronico può persistere per mesi.


Il calcio assunto con gli alimenti aumenta le calcificazioni?


Una normale alimentazione ricca di calcio non è considerata una causa delle comuni calcificazioni tendinee.


Esistono rimedi naturali per sciogliere le calcificazioni?


Non esistono alimenti, integratori o preparati naturali che abbiano dimostrato di sciogliere una calcificazione dell’anca.


La calcificazione può tornare dopo il trattamento?


Sì, i sintomi o i depositi possono ricomparire, ma non sono disponibili dati sufficienti per stabilire un tasso di recidiva specifico per l’anca.


È possibile prevenire le calcificazioni dell’anca?


Non esiste un metodo sicuro per impedirne la formazione, anche perché le cause non sono ancora completamente conosciute. Gestire in modo graduale i carichi, recuperare correttamente dopo un trauma e seguire un programma di rinforzo può proteggere la salute dei tendini, ma non garantisce che una calcificazione non compaia.


Quale specialista cura le calcificazioni dell’anca?


Il primo riferimento è generalmente l’ortopedico, che valuta l’articolazione e stabilisce quali esami eseguire. Il percorso può coinvolgere anche:


  • Fisiatra, per impostare il trattamento riabilitativo e le eventuali terapie fisiche;
  • Radiologo interventista, quando viene indicata una procedura ecoguidata;
  • Fisioterapista, che prepara un programma di esercizi sulla base della diagnosi e delle indicazioni mediche.


La scelta dipende dalla sede del deposito, dall’intensità dei sintomi e dalla presenza di una protesi o di altre patologie dell’anca.


Fonti e bibliografia


  • Park SM, Baek JH, Ko YB, Lee HJ, Park KJ, Ha YC. Management of acute calcific tendinitis around the hip joint. Am J Sports Med. 2014 Nov;42(11):2659-65. doi: 10.1177/0363546514545857. Epub 2014 Aug 26. PMID: 25159540;
  • Li, Jiaqi, Zou, Xiaodi, Lu, Hui, Jiang, Tao, Calcific Tendinitis: A Pain-Oriented and Site-Specific Narrative Review, Pain Research and Management, 2026, 9952967, 14 pages, 2026. doi.org/10.1155/prm/9952967;
  • Orthoinfo.org/diseases--conditions/heterotopic-ossification-of-the-hip/?;
  • Hss.edu/back-in-the-game/stories/2015/02/philip-picott;
  • Arthurs JR, Hunt C, Shapiro SA. Treatment of acute calcific tendinopathy of the hip using focused shockwave. BMJ Case Rep. 2026 Sep 4;19(9):e275276. doi: 10.1136/bcr-2026-275276. PMID: 42700967; PMCID: PMC13548029.

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