- Anestesia
- Trasfusioni di sangue
- Infezione
- Trombosi ed embolia
- Lesioni nervose
- Lussazione della protesi
- Arti di lunghezza differente
- Ossificazione eterotopica
- Fratture durante o dopo l'intervento
- Fallimento dell'integrazione ossea dell’impianto
- Allentamento della protesi
- Rottura dell’impianto
- Usura dei materiali
- Domande Frequenti
L’intervento di protesi d’anca è una delle procedure ortopediche maggiormente eseguite e con i più elevati tassi di successo, soprattutto nel trattamento dell’artrosi avanzata, delle fratture del femore e di altre patologie degenerative dell’anca. Nella grande maggioranza dei casi consente di ridurre il dolore, migliorare la mobilità e recuperare una buona qualità di vita.
Come ogni intervento chirurgico, però, anche la protesi d’anca comporta alcuni rischi e possibili complicanze. Un importante contributo alla comprensione dei rischi dell’intervento di protesi d’anca arriva da uno studio sviluppato dal THA Complications Workgroup della Hip Society, una delle principali società scientifiche internazionali in ambito ortopedico. L’obiettivo della ricerca è stato quello di standardizzare l’elenco delle complicanze associate alla protesi totale d’anca, fornendo definizioni chiare e un sistema di classificazione condiviso.
Lo studio ha identificato e validato 19 principali complicanze, tra cui infezione profonda, tromboembolia, lesioni nervose, lussazione, fratture periprotesiche, allentamento e usura dell’impianto. La validazione è avvenuta attraverso il consenso del 100% dei membri clinici della Hip Society, l’analisi di casi reali e l’esame di ampi database ospedalieri, con particolare attenzione ai ricoveri e alle revisioni chirurgiche.
Questi risultati sono in linea con l’esperienza clinica degli ortopedici accreditati presso EccellenzaMedica.it, che concordano sull’esistenza di rischi specifici legati alla protesi d’anca, sottolineando però come i moderni protocolli chirurgici, anestesiologici e riabilitativi abbiano ridotto sensibilmente la loro incidenza.
| Tipologia di rischio/complicanza | Esempi |
| Complicanze mediche generali |
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| Complicanze neurologiche e meccaniche precoci |
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| Complicanze protesiche a medio-lungo termine |
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Anestesia
Durante l’intervento di protesi d’anca è possibile utilizzare anestesia generale oppure anestesia spinale associata a sedazione. Entrambe sono considerate sicure ed efficaci nella maggior parte dei pazienti. Nella pratica clinica, però, l’anestesia spinale tende a garantire un recupero post-operatorio più rapido e stabile, con minori effetti collaterali nelle ore successive all’intervento. In ogni caso, prima dell’intervento, l’anestesista valuta attentamente le condizioni di salute del paziente per poi proporre la soluzione anestetica più consona.

Trasfusioni di sangue
Grazie alle moderne tecniche chirurgiche mini-invasive e alla gestione pre-operatoria dell’emoglobina, la necessità di trasfusione di sangue dopo un intervento di protesi d’anca è oggi molto rara. Nella maggior parte dei casi, la perdita di sangue durante l’intervento è, infatti, contenuta. In ogni caso, le trasfusioni sono sicure, anche se comportano un rischio molto basso di reazioni o infezioni. Per ridurre ulteriormente questa possibilità, il medico controlla i valori del sangue prima dell’intervento e, se necessario, corregge eventuali carenze con ferro o terapie specifiche.
Infezione
L’infezione della protesi d’anca è una complicanza poco frequente ma potenzialmente seria. Oggi, grazie a protocolli di prevenzione rigorosi, il rischio è molto basso. Le infezioni superficiali o diagnosticate precocemente sono spesso trattabili senza rimuovere l’impianto. Il rischio aumenta in presenza di fattori come:
- Diabete non controllato;
- Obesità;
- Difese immunitarie basse;
- Interventi precedenti sull’anca.
La prevenzione si basa su controlli pre-operatori, antibiotici, ambienti chirurgici sterili e un’attenta gestione della ferita dopo l’intervento.
Trombosi ed embolia
La trombosi venosa profonda e la possibile embolia polmonare rappresentano uno dei rischi più temuti dopo la protesi d’anca. L’intervento e il periodo di immobilità potrebbero favorire la formazione di coaguli nelle vene degli arti inferiori. Oggi, però, protocolli di prevenzione efficaci hanno ridotto drasticamente questa complicanza. Per prevenire tale rischio generalmente si ricorre a:
- Mobilizzazione precoce;
- Dispositivi di compressione delle gambe;
- Farmaci anticoagulanti.
Lesioni nervose
Durante l’intervento di protesi d’anca esiste un rischio, seppur basso, di lesione dei nervi, in particolare del nervo sciatico. In alcuni casi il nervo può subire uno stiramento, causando intorpidimento, formicolio o difficoltà nel sollevare il piede. Questi disturbi compaiono di solito subito dopo l’intervento; se insorgono più tardi, spesso dipendono da altre cause, come problemi alla colonna vertebrale. Il recupero nervoso è lento e può richiedere fino a 12–18 mesi.
Lussazione della protesi
La lussazione della protesi d’anca si verifica quando la testa artificiale esce dalla sua sede. È una complicanza poco frequente ma rappresenta una delle principali cause di revisione chirurgica. Il rischio dipende da diversi fattori, tra cui la posizione dell’impianto, il tipo di accesso chirurgico e le caratteristiche della protesi. Oggi, grazie a un posizionamento più accurato e all’uso di componenti di dimensioni adeguate, questo rischio si è notevolmente ridotto. Dopo l’intervento è comunque fondamentale evitare movimenti estremi dell’anca, soprattutto nelle prime fasi di guarigione.
Arti di lunghezza differente
Una lieve differenza di lunghezza degli arti inferiori può comparire dopo la protesi d’anca. Nella maggior parte dei casi si tratta di differenze minime, inferiori a pochi millimetri, che il corpo compensa spontaneamente nel giro di alcuni mesi. Allungamenti superiori a 1 cm sono rari e solitamente legati a deformità preesistenti o a esigenze di stabilità dell’impianto. Quando necessario, una semplice soletta correttiva è spesso sufficiente a risolvere il problema, senza conseguenze funzionali a lungo termine.
Ossificazione eterotopica
L’ossificazione eterotopica consiste nella formazione anomala di osso nei tessuti molli intorno all’anca operata. Nella maggior parte dei casi è lieve e non provoca sintomi. Solo raramente può limitare il movimento articolare. Il rischio è maggiore nei pazienti che presentavano un’anca molto rigida prima dell’intervento. Per prevenire questa complicanza possono essere prescritti farmaci antinfiammatori nel periodo post-operatorio e, in alcuni casi, trattamenti preventivi specifici.
Fratture durante o dopo l'intervento
Le fratture associate alla protesi d’anca possono verificarsi durante l’intervento o nei mesi successivi, soprattutto in presenza di osso fragile. Durante la chirurgia, piccole fissurazioni dell’osso sono rare e generalmente gestibili immediatamente senza conseguenze gravi. Dopo l’intervento, il rischio di frattura aumenta se si riprende l’attività troppo rapidamente o in caso di cadute precoci. Per questo motivo, nei pazienti con osso debole o fattori di rischio, il chirurgo può consigliare un periodo di protezione più lungo e controlli frequenti.
Fallimento dell'integrazione ossea dell’impianto
Per garantire stabilità nel tempo, molti impianti di protesi d’anca si affidano alla crescita dell’osso direttamente sulla superficie dell’impianto (integrazione ossea). In una piccola percentuale di casi, però, questo processo può non avvenire correttamente, causando micromovimenti e dolore e rendendo necessario un intervento correttivo. Il rischio è maggiore in presenza di osso di scarsa qualità o deformità articolari complesse.
Allentamento della protesi
L’allentamento della protesi d’anca è una complicanza che può comparire a distanza di anni dall’intervento. Si verifica quando l’impianto perde la sua stabilità e inizia a muoversi rispetto all’osso, causando dolore e riduzione della funzione. Negli impianti non cementati, l’allentamento è raro dopo che l’integrazione ossea si è completata, mentre può comparire nel tempo a causa di infiammazione indotta da particelle di usura. I controlli clinici e radiografici periodici permettono di individuare precocemente il problema e pianificare un eventuale intervento di revisione.
Rottura dell’impianto
La rottura di una componente protesica è oggi una complicanza estremamente rara, grazie all’utilizzo di materiali molto resistenti come titanio e leghe di cobalto-cromo. Il rischio può aumentare nei pazienti molto giovani e fisicamente attivi, sottoposti per anni a carichi elevati. In caso di rottura, la rimozione dell’impianto può risultare complessa e richiede un intervento di revisione specialistico.
Usura dei materiali
Tutte le protesi d’anca vanno incontro, nel tempo, a una certa usura dei materiali, con conseguente rilascio di micro-particelle. Il tipo di accoppiamento (metallo-plastica, ceramica-plastica, ceramica-ceramica o metallo-metallo) influisce sulla quantità e sul tipo di detriti prodotti. I materiali moderni, in particolare le nuove plastiche e le ceramiche, hanno ridotto significativamente questo problema. In alcuni casi, l’usura può causare infiammazione locale e compromettere la stabilità dell’impianto, rendendo necessari controlli periodici e, raramente, una revisione chirurgica.
Domande frequenti
Quali sono i sintomi di un’infezione?
I segnali più comuni sono febbre (≥ 38°C), brividi, rossore e gonfiore nella zona operata, secrezioni dalla ferita e dolore all’anca persistente anche a riposo. In presenza di uno o più di questi sintomi è importante contattare subito il medico.
In quali casi è necessario richiedere con urgenza assistenza medica?
È necessario rivolgersi immediatamente a un medico se compaiono segni di infezione oppure sintomi compatibili con una trombosi o embolia, come gonfiore o dolore improvviso a una gamba, respiro corto, dolore toracico, tosse con sangue o capogiri.
I rischi aumentano con l’età?
Con l’aumentare dell’età alcuni rischi potrebbero aumentare, soprattutto in presenza di altre patologie (come diabete o problemi cardiaci).
Fonti e bibliografia
- Healy, William L et al. “Complications of Total Hip Arthroplasty: Standardized List, Definitions, and Stratification Developed by The Hip Society.” Clinical orthopaedics and related research vol. 474,2 (2016): 357-64. doi:10.1007/s11999-015-4341-7.

